
Gli adolescenti lo sanno meglio degli adulti: se mi insulti, ti blocco! Ma bandire un cyberbullo non basta. Bisogna sempre segnalare un contenuto inappropriato chiedendone la rimozione. Infatti, le norme a tutela dei minori prevedono che la prima azione da compiere se si è vittima di cyberbullismo è di avvisare la piattaforma sul quale è stata pubblicata l’offesa. Per questo quasi tutti i gestori dei social hanno inserito in bella vista la voce “segnala questo contenuto” e molti consigliano anche di chiedere la rimozione del contento direttamente a chi l’ha postato, anche se spesso non è facile convincere il bullo a ritornare sui suoi passi. Quando si clicca sulla voce “segnala” (spesso indicata con una bandierina, tre puntini oppure “aiuto”) è necessario indicare il motivo della segnalazione per permettere al gestore dell’applicazione di fare ii suoi controlli.
Molti attribuiscono a questa comunicazione poca importanza ignorando invece che – se fatta correttamente – chi gestisce i social ha l’obbligo della verifica del post e dell’eventuale rimozione quando viene rilevato un fatto illecito.
Purtroppo, capita sovente che rielaborando velocemente il contenuto segnalato la piattaforma non riesca a riconoscerlo come scorretto e pertanto non lo renda inaccessibile. In tale circostanza è possibile contestare la segnalazione respinta chiedendo una revisione del giudizio. Per farlo è necessario andare su pagine dedicate e chiedere espressamente la rimozione di un contenuto già segnalato specificando le ragioni della contestazione, la forma dell’illecito (video, audio, scrittura), il minuto esatto in cui avviene il fatto ed il tempo per cui resta visibile. Se il gestore non si attiva nelle tempistiche previste dalla legge si può segnalare l’accaduto al Garante della Privacy, alla Polizia Postale o ai Carabinieri premurandosi di conservare tutte le prove del caso: screenshot dei contenuti, dei profili degli autori, delle date e degli URL. Queste prove sono decisive per qualsiasi procedimento legale e per permettere all’autorità di procedere alla rimozione del post incriminato, di sanzionare la piattaforma e di perseguire, ove previsto, chi ha commesso l’illecito.