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PAROLE CHE INFORMANO E PROTEGGONO
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Si chiedono alla scienza certezze. Ma
la sfida è spiegare con chiarezza cosa
sappiamo, cosa non sappiamo e cosa pos-
siamo o non possiamo fare. Il workshop
che si è svolto il 17 e 18 settembre
presso il Consiglio Nazionale delle
Ricerche in Roma ha affrontato il tema
della comunicazione dei rischi associa-
ti a fenomeni ed eventi naturali, e
delle incertezze che li caratterizzano,
per una comunicazione utile e attendi-
bile, capace di orientare decisioni ra-
zionali e sostenibili.
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Una gestione efficace del rischio asso-
ciato a fenomeni ed eventi naturali ri-
chiede una comunicazione chiara, credi-
bile e utilizzabile delle stime di pe-
ricolosità e di rischio, nonché delle
incertezze che le accompagnano. Il pro-
blema interessa scale temporali diver-
se: dalla pianificazione territoriale e
dalle politiche di mitigazione di lungo
periodo fino alla gestione dell'allerta
e dell'emergenza.
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In Italia mancano procedure consolidate
e condivise su come comunicare il ri-
schio e l'incertezza in modo coerente e
comparabile tra contesti, istituzioni e
destinatari diversi. Le difficoltà sono
in gran parte legate alla scarsa fami-
liarità con concetti fondamentali quali
quelli di probabilità, rischio e incer-
tezza, e all'aspettativa di una scienza
"esatta", capace di fornire risposte
univoche e previsioni certe.Ma l'incer-
tezza non è un elemento accessorio: è
parte integrante dell'informazione
scientifica e, se non è comunicata in
modo trasparente, può riemergere nella
forma peggiore come conflitto, sfiducia
o paralisi decisionale.
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Durante il workshop, due spazi di di-
scussione moderata sono stati orientati
a chiarire:
- chi riceve le informazioni e quale
livello di conoscenza sia ragionevole
aspettarsi;
- quale sia il messaggio essenziale che
il destinatario deve comprendere e
ricordare;
- perché le informazioni siano rilevan-
ti per le decisioni;
- quali strumenti e linguaggi siano più
efficaci per utenti diversi;
- come costruire e mantenere autorevo-
lezza e credibilità nel tempo, anche
in condizioni di pressione sociale e
mediatica.
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Sono, inoltre, state distinte la comu-
nicazione degli aspetti scientifici
(pericolosità, scenari, incertezza) da
quella relativa agli impatti economici
e sociali e quella riguardante le misu-
re di gestione del rischio, evidenzian-
do le differenze in termini di respon-
sabilità, obiettivi e tempi decisiona-
li, per identificare pratiche comunica-
tive efficaci e problemi aperti, deli-
neando percorsi concreti di migliora-
mento per passare da una comunicazione
semplicemente "corretta" a una comuni-
cazione realmente utile, capace di in-
formare e orientare le scelte, e di
contribuire alla protezione di persone,
beni e territori.
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Ricercatori, esperti del settore e te-
cnici hanno illustrato esempi di comu-
nicazione di fenomeni ed eventi natura-
li potenzialmente pericolosi e dei loro
impatti. Il confronto multidisciplinare
è stato arricchito dai numerosi inter-
venti di giornalisti, comunicatori
scientifici, editori di riviste scien-
tifiche, economisti, giuristi, sociolo-
gi, esperti di comunicazione del ri-
schio, decisori pubblici, operatori di
protezione civile e di enti territoria-
li.
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